Sunday, March 15, 2015

C1: VA' DOVE TI PORTA IL CUORE

Completa con i verbi al congiuntivo imperfetto o trapassato.

(...)Buck adesso è qui al mio fianco. Mentre scrivo ogni tanto sospira e avvicina la punta del
naso alla mia gamba. Il muso e le orecchie sono diventati ormai quasi bianchi e sugli occhi,
da qualche tempo, gli si è posato quel velo che sempre si posa sugli occhi dei cani vecchi.
Mi commuovo a guardarlo. È come se qui accanto ci (essere) una parte di te, la parte che più amo, quella che, tanti anni fa, tra i duecento ospiti del ricovero, ha saputo scegliere il più
infelice e brutto.

(...)Se la guardavi da un lato sembrava uno chalet svizzero, dall'altro, con il suo grande oblò
centrale e la facciata del tetto a gradini, poteva essere una di quelle case olandesi che si
affacciano sui canali. Se la guardavi da lontano con i suoi sette camini di forma diversa
capivi che l'unico luogo in cui poteva esistere era una fiaba. Era stata costruita negli anni
Venti ma non c'era un solo particolare che la (potere) classificare come una casa di
quell'epoca. Il fatto che non (avere) un'identità mi inquietava, ho impiegato tanti anni per
abituarmi all'idea che (essere) mia, che l'esistenza della mia famiglia (coincidere) con le sue pareti.

(...)Nel libro che avevo comprato quella volta comunque c'era anche scritto che
i bambini che ricordano altre vite sono molto più frequenti in India e in Oriente, nei paesi in
cui il concetto stesso è tradizionalmente accettato. Non stento proprio a crederlo. Pensa un
po' se un giorno io (andare) da mia madre e senza alcun preavviso (cominciare) a parlare in un'altra lingua oppure le (dire) : «Non ti sopporto, stavo molto meglio con la mia mamma nell'altra vita». Puoi stare sicura che non avrebbe aspettato neanche un giorno per rinchiudermi in una casa per lunatici.

(...)Come sai, tua madre non morì subito, passò dieci giorni sospesa tra la vita e la morte. In
quei giorni le fui sempre accanto, speravo che almeno per un momento (aprire) gli occhi, che mi (dare) un'ultima possibilità di chiederle perdono. Stavamo sole in una stanzetta piena di macchine, un piccolo televisore diceva che il suo cuore andava ancora avanti, un altro che il suo cervello era quasi fermo.
(tratto da Susanna Tamaro, Va dove ti porta il cuore, Baldini e Castoldi, 1994)

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